L’Ambiente e i difensori improvvisati


La aumentata sensibilità di ampi strati della popolazione nei confronti delle problematiche ambientali non è sostenuta da una parallela ed efficace strategia. È questa probabilmente la causa principale per cui il processo di degradazione del nostro ambiente non accenna ad arrestarsi nonostante la crescita della consapevolezza nella comunità civile sulla importanza dell’ambiente come determinante della salute e sulla necessità della sua difesa. Queste affermazioni nono sono frutto di un’analisi soggettiva ma sono sostenute dall’evidenza dei diffusi fenomeni di inquinamento nel nostro territorio, a dimostrazione della scarsa efficacia delle politiche di tutela ambientale finora promosse. Molti i fattori da chiamarsi in causa: finanziamenti inadeguati, coordinamento quasi inesistente degli organi deputati ai controlli, leggi poco chiare e scarsamente tutelanti e, a monte di tutto ciò, ingerenza politica e commistione di interessi, il tutto condito, molto spesso, da scarsa competenza di chi invece dovrebbe averne molta. Un cocktail davvero preoccupante, considerando gli effetti negativi del degrado ambientale sulla nostra salute tra cui l’aumentata incidenza di patologie tumorali di ogni tipo e in ogni età e classe sociale, non sempre ricollegabili ad abitudini e stili di vita o ad altre cause conosciute e tanto meno spiegabili semplicisticamente con il progresso degli strumenti diagnostici. Il rimedio: la ricetta non è una sola, ma certo non si scrive con demagogiche iniziative che mirano solo alla visibilità di chi le propone né con la protesta fine a sé stessa. L’approccio ai problemi dell’ambiente deve essere innanzitutto intersettoriale, condiviso cioè da tutti i settori cointeressati o comunque coinvolti come il turismo, la cultura, la sanità, l’industria e così via, e da cui nessuno dei portatori di interessi, quali cittadini amministratori imprenditori e politici, venga escluso. Ma soprattutto deve essere un approccio calato nelle realtà locali per evitare che rimanga solo una filosofia che porta a generalizzazioni di problematiche e soluzioni senza azioni efficaci. In una strategia simile, che in estrema sintesi rappresenterebbe niente altro che espressione di intelligenza pratica finalizzata ai veri bisogni, non c’è posto per “outsiders” a caccia di collegi elettorali o improvvisati esperti di settore ma di vera competenza, onestà e spirito di servizio verso la società.


Maurizio Angeloni

Messaggero di Rieti, 04 ottobre 2005