Asl la salute viene prima dei bilanci


“La prima convenzione della sussidiarietà” è senz'al tro il segnale di una positiva inversione di tendenza verso una gestione partecipativa del Servizio sanitario nazionale. La gestione verticistica adotta ta ancora da molte AsI è, infatti, a detta di esperti mondiali di qualità e gestione, anacronistica persino per le aziende private, cosa che le AsI non sono di certo. Inoltre, cosa ben più importante, questo tipo di gestione contrasta con le legittime aspettative di quei cittadini e operatori sanitari che chiedono di partecipare responsabilmente alla tutela di un bene collettivo quale è la salute.

Allarmanti, invece, sono i dati sulle variazioni annuali dei tempi di attesa presso vari servizi sanitari e quelli riguardanti le analisi cliniche. Al di là delle polemiche, ritengo più costruttivo cercare di com prendere un concetto fonda mentale da cui possono poi scaturire anche utili indicazio ni pratiche. Il concetto, non nuovo ma stigmatizzato molti anni fa dalla Organizzazione mondiale della Sanità, è che un Sistema sanitario pubblico deve produrre salute. E non caso, ma forse a molti è sfuggito, il Ministero della Sanità ora si chiama Ministero della Salute. Non credo che il cambiamento sia stato casuale o dettato da scopi propagandistici, ma penso che il ministro Sirchia o chi per lui, abbia voluto ribadire proprio il so pracitato concetto e cioè che chi gestisce il nostro Sistema sanitario a livello decentrato deve rispondere ai bisogni di salute della popolazione e non solo produrre servizi, spesso non essenziali.

Purtroppo, in molte realtà questo messaggio resta ancora incompreso o, peggio ancora, strumentalmente inascoltato. Che fare allora? Certo investire nella educazione sanitaria, con AsI, medici e associazioni dei cittadini in prima fila. Secondo, non finalizzare la gestione del sistema ad un mero obbiettivo di visibilità o pareggi di bilanci: bilanci in rosso a fronte di un servizio veramente utile non chiamano condanna, ma semmai più investimenti. Terzo e non ultimo definire, visto che la epidemio logia ben fatta e il progresso in tema di evidenze mediche ce lo consentono, i bisogni essen ziali per tutti e soddisfarli con i servizi altrettanto essenziali, dimenticandoci di tickets e autodichiarazioni di redditi che non vengono neanche veri ficate.


Maurizio Angeloni

Messaggero di Rieti, 24 marzo 2004