«I tickets violano l'equità sanitaria»

 

I tickets sulla Sanità violano il principio di equità alla base della filosofia del Sistema Sanitario Pubblico. Le soluzioni per arrestare gli sprechi sono altre.

La proposta di porre un ticket sul secondo aborto, lanciata alla vigilia delle ferie dal Ministro della Salute, ha suscitato una immediata polemica.

Ma attenzione, perché al dilà dell'essere discu ibile, la proposta potrebbe rappresentare un modo di tastare la reazione degli italiani alla imposizione di nuovi tickcts sulla Sanità per reperire fondi per la prossima Finanziaria. Di fronte a questa realistica ipotesi dovremmo cominciare a rillettere, più affrofonditamente di quanto abbiamo fatto finora, sulla condizione del nostro sistema sanitario ma ancora sui nostri diritti civili, ormai da anni violati dall'imposizione di balzelli accessori sui servizi sanitari pubblici.

I tickets, infatti, contrasta no per diversi motivi con il principio (li equità che sta alla base di un Sistema Sani tario Pubblico e che la nostra stessa Costituzione dircttamente o indirettamente ribadisce.

Intanto perché i servizi pubblici dovrebbero esserefinanziati attraverso la fiscalità generale e non trasferendo sui cittadini una parte rilevante della spesa. In secondo luogo, i tickets su prestazioni e farmaci variano da Regione a Regione con il rischio di trasformare il Sistema Sanitario Nazionale in ventuno sanità diverse.

In terzo luogo, mentre per il Fisco ogni cittadino contribuisce al finanziamento del SSN secondo le proprie possibilità, il costo dci tickets non è differenziato per reddito. Da ultimo, considerando la tipologia di utenza, esenzioni e agevolazioni, i tickets pesano di fatto di più su una sola classe sociale, quella media a reddito fisso. infatti “i ricchi” si rivolgono in genere alle strutture private e quinch non pagano tickests ai sistema pubblico.

Gli invalidi, i malati gravi egli anziani oltre una certa età non pagano giustamente tickets. e così pure beneficiano di esenzioni varie le categorie a basso reddito o coloro che si ‘autodichiarano” tali (chissà se qualcuno controlla !?!?).

A fronte di questa palese iniquità, è dimostrato che i tickets non frenano comunque gli sprechi che parte gestioni discutibilii molte Asl sono alimentati sopra tutto dalle prescrizioni di farmci e prestazioni inappro riate dal punto di vista costo-benefici e dall'ancora poco diffuso uso dei farmaci generici.

Clic fare, allora, per ristailire equità limtando i costi? Certo a discapito degli interessi delle case farniacetiche che anno sempre “influenzato” molto la politica sanitaria italiana e il comportamcnto professionale di tanti medici, ma sicuramente vincente. una delle strategie possibili consiste nella definizione di protocolli diagnostici e terapeutici legati alle essenziali necessità di salute della popolazione.

In pratica linee guida basate sui standard qualitativi e di efficacia e su un favorevo le rapporto costo bcncfici che i medici pubblici debbano obbligatoriamente osservare, senza invocare un prete stuoso diritto alla “scienza e coscienza”. Tra i maggiori vantaggi di questa scelta ci sarebbe l'uniformità di procedure diagnostiche e trattamenti e quindi servizi più equi e anche meno costosi.

lnoltrela standardizzazione delle terapie eviterebbe a molti medici del seirvizio pubblico l'umiliante censura dci Servizi Farmaceutici del le Asl e la minaccia di revoca della scelta da parte di pazienti ignoranti chc pretendo di farsi curare un scmplice raffreddore con gli antibiotici.


Maurizio Angeloni,
Messaggero di Rieti, 19 agosto 2004