Liste di attesa, la misura è colma
"Dice bene il dottor Procaccini, sostenendo che è legittimo il rimborso ai cittadini delle spese sanitarie sostenute per ricevere servizi, beninteso necessari, presso strutture private quando quelle pubbliche non sono in grado di erogarli. Un appeload una forma di assistenza in qualche modo «indiretta» su cui il Ministro della Sanità, che si dice ci stia già riflettendo, non dovrebbe far attendere una risposta decisa. Infatti, le lunghe liste di attesa sono un fenomeno anomalo, conseguenza di una inefficienza strutturale e programmatica dei servizi sanitari pubblici che non solo costringe spesso il cittadino al pagamento di qualcosa pe cui versa già abbondanti contributi ma provoca un danno ecconomico per mancato introito al servizio sanitario pubblico. Quando poi l'inefficienza del sistema pubblico è adottata come scusa per negare al paziente le prestazioni sanitarie dovute, ci troviamo di fronte a un vero e proprio reato come ha stabilito la seconda sezione penale della Cassazione con la sentenza n.960 del 2003, resa nota solo in questi giorni, condanando per truffa ed abuso di ufficio un medico che aveva dirottato verso una casa di cura privata un paziente in lunga attesa di un servizio pubblico.
Di fronte dunque al fenomeno delle esasperanti liste di attesa è più che mai necesaria una azione concreta, sia essa indirizzata a eliminare le disfunzioni per cattiva gestione del servizio pubblico o, quando si verifica, il dolo. Senza troppa reticenza, però, nè paura di andare contro gli interessi di una categoria medica elettoralmente potente, nè di rimuovere dai vertici della gestione sanitaria persone messe lì non per reali e provate capacità ma per requisiti posseduti solo sulla carta o perché amici delgli amici e camaleontici sostenitori del potere politico di turno. Ma come fare, ci si chiede allora. Innanzitutto eliminando, dicono i veri esperti, la medicalizzazione generalizzata anche della popolazione sana e la promozione di svariati screening non necessari, di efficienza non documentata e che spesso sono subdolamente incentivati per aumuntare il mercato della salute. Questo, mentre da un lato presuppone che si individuino i bisogni essenziali di salute della popolazione, dall'altro richiede che si evitino, soprattutto da parte dei medici, di esaudire richieste non giustificate di esami e controlli e di farmaci, specialmente quando si tratta di quelli costosi e non dei generici. Una volta eliminate le piu comuni fonti di sprechi, bisognerà che il governo amenti i finanziamenti per il sistema sanitario naionale, ora solo il 6% del Pil. Solo cosi si potrà disporre di un efficiente ed equo servizio sanitario pubblico per tutti gli Italiani secondo quanto la Costituzione stabilisce e nonostante i rischi derivanti dalla devolution. A meno che, tra lobbies e lobbies, non si pensi a realizzare anche da noi il tanto liberale quanto iniquo sistema all'americana dove le cure mediche hanno la stessa valenza di un automobile: quella buona costa e solo chi ha i soldi se la può permettere.
Maurizio Angeloni
Messaggero di Rieti, 28 maggio 2005