«Spesa farmaceutica alle stelle, ecco di chi è la colpa»

Angeloni: Troppi prodotti e prestazioni sanitarie inutili, Asi e medici devono informare meglio i cittadini

 

Ho fatto per molti anni il medico di famiglia in Sabina, iniziando come medico condotto. Ho operato nelle prime guardie mediche (allora veri e propri Pronto soccorso); ho studiato e lav rato all'estero come clinico e dirigendo servizi sanitari, inclusi ospedali, a livello distrettuale regionale e facendo anche il consulente per la riforma sanitaria di un grande Paese, quale l'Egitto. Da qualche anno sono un dirigente del Dipartimento di Prevenzione e mi occupo di Sanità pubblica. Per questo ritengo di poter esprimere la mia modestissima opinione sul pro blema della spesa farmaceutica, causa della tanto accesa polemica di questi giorni. Intanto vorrei ricordare che la spesa farmaceutica costituisce, in misura maggiore o minore, una criticità dell'intero Sistema sanitario italiano e di molti altri Stati. Con questo non voglio certo dire che “mal comune mezzo gaudio”, ma semplicemente far notare che il proble ma di una spesa farmaceutica eccessiva è evidentemente di dimensioni tali che non può essere correlato unicamente a “questa gestione aziendale” o a “quella attitudine di alcuni medici”.

Definire le cause di una esuberante spesa farmaceutica e porvi rimedio necessita un approccio senz'altro più analitico di uno scambio di reciproche accuse perché, se è possibile che gestione aziendale e prassi medica incidano sul fenomeno, va definito correttamente in quale misura e secondo quali meccanismi ciò avviene. Soprattutto, va analizzato il modo in cui Azienda sanitaria e medici interagiscono con quello che, secon do non pochi pareri, viene considerato un elemento sostanziale nella genesi dell'aumento della spesafarrnaceutica e cioèl'atteggiamento dei fruitori esterni del sistema sanitario pubblico, i cittadini. Infatti, se la maggiore accessibilità ai sistemi di infor mazione ha contribuito efficac mente ad aumentare la cono scenza della popolazione su fattori di rischio per la salute e cause di malattie, non ha ugualmente accresciuto la consapevo lezza della collettività sui reali bisogni di salute né modificato significativamente un certo modo, consumistico e ancora molto diffuso, di utilizzare i servizi sanitari pubblici. Questo perché gran parte dell'informazione è stata gestita dall'industria sanitaria, interessata alla commercializzazione dei propri prodotti piuttosto che alla educazione della popolazione.

Inoltre, nonostante il Sist ma sanitario nazionale abbia moltiplicato strumenti ed energie tesi ad una corretta formazione non solo della popolazione, ma anche dei gestori e degli operatori sanitari, si continua ad assistere alla erogazione di servizi e prestazioni da parte di Aziende sanitarie e di medici non rispondente pienamente ai bisogni di salute della popolazione. bensì inclinea soddisfare una domanda “guidata” di prestazioni percepite utili e che, in ultima analisi, contribuisce all' abuso e/o cattivo uso di prezio se risorse da parte dei cittadini.

Quanto detto vale naturalmente anche per l'uso dei farmaci. Se non si educa la popolazione ad un uso responsabile delle risorse sanitarie pubbliche, a nulla vale l'introduzione di tick'et che, anzi, penalizzano i redditi fissi medio-alti che, para dossalmente, contribuiscono in maggiormisura al finanziamento del sistema pubblico attraver so il versamento di più cospicui contributi.

Vorrei perciò dire anche che, per mettersi al riparo da accuse di corresponsabilità nel lo spreco di risorse collettive, chi gestisce il servizio sanitario pubblico e chi vi opera deve, secondo me, adottare strategie e comportamenti più attenti all' educazione e alla formazione dei cittadini. Particolarmente i medici, poi, che più di altri godono del “privilegio” costituito dal contatto umano con il paziente, dovrebbero poter svolgere questa funzione educativa, finalizzata ai corretti comportamenti di vita e ad un corretto utilizzo dei servizi pubblici e dei presidi terapeutici, farmaci inclusi. Magari, in qualche caso, indulgendo meno alle lusinghiere affermazioni delle case farmaceuitiche che spesso propongono nomi nuovi, ma farmaci non altrettanto innovativi nella loro efficacia.


Maurizio Angeloni
Messaggero di Rieti, 09 marzo 2004