Violenze sessuali sui minorenni, lotta all'indifferenza
Non cè alcuna cosa di più vile che usare violenza a un bambino, non c'è cosa più sciocca che meravigliarsi che ciò possa succedere anche in realtà finora “insospettabili”. I fatti di questi giorni e dei mesi scorsi dimostrano che il degrado morale non ha confini e non necesariamente esiste solo dove esiste degrado sociale e miseria. Cambia però il modo di affrontare il problema. Laddove in un una città di Provincia ci si preoccupa, a volte, di non gettare discredito sull'intera comunità molto più del dramma umano di un bambino o di una adolescente condannato ad un calvario riabilitativo di incerto risultato, in altri paesi “ meno civili” la legge fa il suo rapido corso. Ricordo che quando ero “Medical Officer” in Zimbabwe avevo a che fare frequentemente con abusi a bambini e giovani adolescenti. Le madri, i padri o i nonni li portavano all'ospedale sporchi, umiliati, intimoriti, con nei genitali anco a i segni ei reperti dell'abuso che ero chiamato ad evidenziare, attento a non aggiungere umiliazione a violenza. E vedevo anche i colpevoli incatenati dalla polizia, a cui si erano consegnati spontaneamente per evitare il linciaggio, che dovevo sottoporre ad un prelievo di sangue per scoprire se oltre alla violenza avevano inferto alle vittime anche lo stigma dell'AIDS. Sulla stampa non se ne parlava quasi mai tanto, ma la voce correva nei villaggi o nei quartieri della città suscitando reazioni anche in posti dove il degrado e la miseria avrebbero potuto costituire, ma di fatto così non avveniva, un alibi consistente all'accaduto. Forse in quella realtà quotidianamente oberata da problemi di sopravvivenza e in cui la morte fisica rappresentava un evento non certo maspettato, la morte psicologica di un bambi no non faceva così paura. Mi chiedo se tuttavia faccia così paura anche a noi, testimoni impotenti di violenze perpetrate ad altrui e rabbiosi solo nei momenti in cui si pensa: «Poteva succedere a mio figlio». Penso invece che senza indulgere in istinti vendicativi, si debba prendere coraggiosamente consapevolezza di questo fenomeno obbrobrioso, vecchio forse come l'uomo ma che non può trovare sempre giustificazione nel vecchio teore ma degrado sociale e miseria uguale violenza. Un fenomeno che, anche grazie ai giornalisti seri professionali, cominciamo a conoscere a fondo e di cui non dobbiamo vergognarci o scandalizzarci ipocritamente, ma che dobbiamo affrontare come cittadini e elettori. Come cittadini per sviluppare una vigilanza attenta della comunità per prevenire la violenza sui bambini e allo stesso tempo uno spirito solida le nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Come elettori per chìedere, con forza, leggi preventive e repressive contro questi crimini veramente efficaci e pretendere che esse vengano rispettate senza che, come qualche volta è accaduto, cavilli legali, omertà e permissivismo possano impedire la loro applicazione.
di MAURIZIO ANGELONI
Messaggero di Rieti, 14 ottobre 2004